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Fenomenologia di Alex Sandro

A cura di Marco Edoardo Sanfelici

In principio ci fu un esterno sinistro che dominava la sua fascia, senza lasciare che le briciole a chi si azzardasse ad inoltrarsi dalle sue parti. Dalla metà campo in su, le sue percussioni terminavano con  traversoni bassi di una pericolosità micidiale, per la carica di possibili deviazioni innescata e spesso in esplosione. Chiedere a Padelli, ultimo difensore del Toro in un derby che è passato alla storia per le impronte inconfondibili delle chiappe di Cuadrado.

Poi l’evoluzione della specie trasforma Alex Sandro in un esterno atipico, meno proiettato in avanti, ma autentico quinto di centrocampo con l’obbligo di ripiegare per fare muro laterale. E così i chilometri si moltiplicano come la rena del mare e di conseguenza i muscoli protestano sovente, costringendo a stop prolungati l’atleta e minando le certezze dell’uomo.

Sono troppi tre allenatori che vedono lo sviluppo del gioco sulle fasce in maniere addirittura contrapposte, per un terzino brasiliano dotato di buona corsa, ancorché di tecnica notevole a tal punto da poter entrare nel gioco in mezzo al campo senza soffrire la minima soggezione? Forse che sì, forse che no. Certa è l’enorme espansione del bagaglio di nozioni tattiche di cui oggi il numero 12 si porta a spasso per il terreno di gioco.

Alla corte di Pirlo, Alex Sandro si è trovato, appena l’ultimo malanno muscolare glielo ha consentito, a svolgere un compito che ha del mostruoso. Non più soltanto il quinto di metà campo, ma anche il quarto di difesa, il fluidificante di fascia, il dialogante con Cristiano Ronaldo (non proprio pizza e fichi), con obbligo di recupero della posizione in un battibaleno, di fronte alle ripartenze nemiche. Una quisquilia, una pinzillacchera direbbe Totò.

E’ possibile che, immerso in una mole tattica così abnorme, talvolta si trovi in ritardo nelle chiusure o venga infilato nel mentre stia rientrando trafelato o che non riesca a spingere come ai bei tempi del suo arrivo dal Porto? Ora che deve scalare per allinearsi al trio di difesa, la cosa assume un rischio calcolato da non poco.

Che poi della qual cosa spesso il tifoso medio non ne abbia concione, fa parte dell’arcana frattura tra chi è preposto a riflettere e chi si butta (beato lui!) nella mischia senza tanti preamboli. Magari il sottoscritto premia con un voto alto Alex Sandro per il lavoro fatto ed incontra l’ostracismo di chi aspetta il primo errore al varco. C’è Frabotta per tutte le stagioni, soprattutto ora che giunge la notizia che Alex Sandro si deve fermare per Covid e la sfida di Milano è alle porte. Alzi la mano chi non attendeva altro.

Marco Edoardo Sanfelici

Mentre regalavo al mondo i miei primi vagiti, il freddo dell’inverno era talmente spietato, da spezzare i platani di corso Vittorio, sotto l’espansione della linfa gelata. Anno strano, il 1956, se addirittua la Fiorentina riuscì a vincere lo scudetto per la prima volta. E non di meno del tutto “particolari” gli elementi che in quell’anno esordirono nel difficile mestiere di vivere. Non faccio eccezione, anzi: mi porto appresso un caratteraccio ed un errore dell’Ufficio dell’Anagrafe. Faccio Marco Edoardo dunque di nome e Sanfelici di cognome. Giacchè un anonimo impiegato mi ha appioppato il secondo nome, guai a chi me lo tocca. Sono juventino di tifo ed un po’ di aspirazione, dato che la scelta avvenne nel cortile d’infanzia perché l’amichetto più simpatico tifava Juve, mentre l’altro compagno di giochi alquanto scorbutico sosteneva i colori granata. Così va il mondo, o meglio, così andava il mondo di Torino sessanta anni fa. Di tutti i vantaggi ereditati, giuro, ero all’oscuro. Ho sempre cercato di confondermi nella folla della curva, fino a quando una giovane e graziosa conduttrice di una televisione locale non mi ha ordinato di sedermi tra una delle sedie degli ospiti, in un vecchio teatro TV. E’ cambiata la prospettiva. Da quel momento, or sono 13 anni, ho messo sovente la faccia nel video, nei social, nelle testate online, ho curato un blog, ho risposto e continuo a rispondere ad inviti e simili. Troppa grazia, sant’Antonio e soprattutto sollevo ogni responsabilità. Poco ma sicuro. Controcalcio, compreso

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