Marco Edoardo Sanfelici

Marco Edoardo Sanfelici

Mentre regalavo al mondo i miei primi vagiti, il freddo dell’inverno era talmente spietato, da spezzare i platani di corso Vittorio, sotto l’espansione della linfa gelata. Anno strano, il 1956, se addirittua la Fiorentina riuscì a vincere lo scudetto per la prima volta. E non di meno del tutto “particolari” gli elementi che in quell’anno esordirono nel difficile mestiere di vivere. Non faccio eccezione, anzi: mi porto appresso un caratteraccio ed un errore dell’Ufficio dell’Anagrafe. Faccio Marco Edoardo dunque di nome e Sanfelici di cognome. Giacchè un anonimo impiegato mi ha appioppato il secondo nome, guai a chi me lo tocca. Sono juventino di tifo ed un po’ di aspirazione, dato che la scelta avvenne nel cortile d’infanzia perché l’amichetto più simpatico tifava Juve, mentre l’altro compagno di giochi alquanto scorbutico sosteneva i colori granata. Così va il mondo, o meglio, così andava il mondo di Torino sessanta anni fa. Di tutti i vantaggi ereditati, giuro, ero all’oscuro. Ho sempre cercato di confondermi nella folla della curva, fino a quando una giovane e graziosa conduttrice di una televisione locale non mi ha ordinato di sedermi tra una delle sedie degli ospiti, in un vecchio teatro TV. E’ cambiata la prospettiva. Da quel momento, or sono 13 anni, ho messo sovente la faccia nel video, nei social, nelle testate online, ho curato un blog, ho risposto e continuo a rispondere ad inviti e simili. Troppa grazia, sant’Antonio e soprattutto sollevo ogni responsabilità. Poco ma sicuro. Controcalcio, compreso
Back to top button